Donne sfruttate e maltrattate

Ci sonno innumerevoli situazioni di sfruttamento delle donne sul nostro territorio nazionale. Sono innumerevoli, perché è un male ben strutturato. Ci sono ragazze adolescenti e spensierate come per esempio Dina (vedi Genesi 34); settimo “parto” di Lia che, con la sua curiosa ingenuità, diventa vittima di violenza. Successivamente le ragazze come Dina diventano vittime di traffico di esseri umani. Poi vengono private dell’identità e vengono indotte alla prostituzione. Queste sono le drammatiche ombre sui nostri marciapiedi e con il freddo invernale le vedremo scaldarsi e addirittura sorridere intorno ai falò di fortuna. Alcune hanno solo 16 anni. Più piccole e meno scolarizzate sono, meno si ribellano alle persone che ci guadagnano sopra. L’età, in certi casi, viene stabilita tramite la radiografia del polso. Accanto alle ragazze come la biblica Dina ci sono le ragazze che si illudono che dopo un certo numero di anni trascorsi sulle strade in Italia, potranno fare un salto di qualità di vita e tirare un sospiro economico e magari aiutare le famiglie di origine. Quindi “accettano” questo tipo di sfruttamento stipulando un “contratto notarile” presso un mago. Sono legate dalla magia. In questi casi anche l’ambiente è omertoso; tutti sanno come va a finire e nessuno le ferma. Il terzo caso costituiscono le ragazze esposte ovvero vendute ai trafficanti. In tutti e tre i casi: ingenuità fatale, illusione ed esposizione le ragazze che arrivano in casa di accoglienza sono in una condizione di avvilimento e bisogna incamminarsi con loro in un lungo percorso di rientrare con l’anima dentro un corpo che è stato usato e da cui per certi versi si sono dissociate. Questo tipo di dissociazione tra il corpo e l’anima è una forma di difesa dalla pazzia. Si rifugiano nella vita psichica per non pensare a cosa succede con il loro corpo. Qualsiasi tipo di aiuto è gradito ma anche insufficiente. Solo Gesù, l’aiuto fraterno ed altre strutture di proseguimento del percorso di riabilitazione possono arrivare dove noi manchiamo! Nel nostro piccolo testimoniamo che c’è una speranza o, meglio, la Speranza in Gesù. Forse questo dà loro uno stimolo per reagire e per scrollarsi di dosso la passività per affrontare una proposta-programma di recupero.

Magdalena

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