Grazie di Grazia

“[Siamo benedetti, scelti, predestinati ad un disegno d’amore] a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato” (Ef 1,6)

Il tesoro nel campo (articolo precedente) è la metafora del disegno d’amore di Dio, della Sua iniziativa verso di noi, dove splende la Sua Grazia con la quale siamo gratificati in Gesù.
La Grazia di Dio è la Luce soprannaturale che ci fa “vedere” Dio nel suo progetto d’amore.
La Grazia è dono, non è una nostra conquista. Per Grazia scopriamo il tesoro e investiamo sul campo, ovvero, incontriamo Gesù e diventiamo comunità.La Grazia ci raggiunge in due modi: direttamente e mediatamente.

  • Direttamente. Dio si rivela al nostro intimo, Gesù tocca il nostro cuore.
  • Mediatamente. Incontriamo Gesù perché qualcuno ci è vicino, ci accompagna, si dedica a noi.

Dall’incontro con Gesù sorge la gratificazione e, di conseguenza, la gratitudine.

  • La gratificazione è la gioia, la fruizione della Grazia.
  • La gratitudine è il riconoscimento, la testimonianza della Grazia.

La Grazia arriva in noi in questi due modi, in entrambi, complementari per la visione e investimento nel progetto d’amore di Dio. Di conseguenza siamo gratificati in Gesù.

Dire grazie per la Grazia direttamente ricevuta è doveroso verso Dio, perché ci aiuta a rimanere in relazione con Lui. Gesù, grazie di Grazia.

Dire grazie per la Grazia mediatamente ricevuta è doveroso verso il fratello, perché ci aiuta a rimanere in relazione con lui e ad incoraggiarlo e motivarlo a perseverare nel suo servizio-ministero. Amico, grazie di Grazia.

Dalla Grazia-iniziativa, alla gratificazione-gioia, alla gratitudine-risposta.

Motivato da C., una sorella di comunità, una persona a me molto cara, sottolineo la gratitudine verso il fratello.

Qualcuno mi ha accompagnato fino a Gesù, mi è stato vicino nei primi tempi, mi ha aiutato a vincere le prime difficoltà, mi ha insegnato a pregare, ha pregato per me, mi ha aiutato a crescere, mi ha formato, mi ha ascoltato, mi ha consigliato, mi ha aiutato nelle difficoltà, mi ha dato nel bisogno, mi ha aiutato nelle mie conquiste personali e comunitarie.

Anche oggi qualcuno mi è vicino, mi ascolta, mi aiuta, mi sostiene, prega per me e con me, si occupa della Casa di Preghiera, dell’Agapito, della Koinonia, si prende cura delle strutture comunitarie di cui beneficio, organizza la vita comunitaria di cui sono partecipe; insomma mi mette in condizione di poter vivere la comunità, il campo dove si trova il tesoro che ho incontrato: Gesù.

Quante volte l’ho ringraziato? Hai ragione cara C. quante volte la Grazia è giunta a me attraverso la mediazione di un fratello, che molto spesso lavora dietro le quinte e il cui lavoro magari poco si nota?

Se acquisisco uno stile di vita nella Grazia, quindi nella gratificazione, quindi nella gratitudine, sarò io stesso un mediatore di Grazia e la vivrò e l’apprezzerò sempre di più.

Se invece pecco nella gratitudine, difficilmente potrò essere un mediatore di Grazia; se pecco di gratitudine, prima o poi, la Grazia si ritira perché non sarò più capace di apprezzarla.

Siamo graziati da Gesù (direttamente) e in Gesù (mediatamente).

Perciò, Gesù e comunità “grazie di Grazia”.

(nella Koinonia Giovanni Battista Corte Gesia sei il benvenuto)

Il tesoro nel campo

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.” (Mt 13,44)

 

La parabola del tesoro nel campo è quella che più mi affascina.

Gesù predica e racconta, predica nuovi insegnamenti e racconta nuove parabole, è sempre e comunque nuovo e sempre arriva al cuore della persona.

Nell’insegnamento, il linguaggio punta soprattutto all’intelligenza e si conosce.

Nella parabola, il linguaggio punta soprattutto all’immaginazione e si sperimenta.

Con la parabola si richiamano realtà facilmente immaginabili nelle quali ci si immedesima immediatamente.

Ecco la parabola del tesoro nel campo: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.” (Mt 13,44).

Un uomo, come posso essere io e come puoi essere tu: uno di noi.

Questi trova un tesoro, è Gesù, il Regno dei Cieli; ora non importa come l’uomo abbia trovato il tesoro, se qualcuno lo ha condotto o l’ha mandato, se lo ha ricercato volontariamente dopo la scoperta di qualche testimonianza. Il punto è che lo ha trovato! E lo ha trovato nel campo. Gesù non è mai staccato dal suo campo “corpo-mistico” che è la comunità. Per quanto l’incontro con Gesù sia personale, Gesù è nella comunità, anche modesta come la nostra “Corte Gesia”, “nascosto” in essa.

Al ritrovamento del tesoro nel campo ecco le 4 gesta dell’uomo, i 4 cambi che avvengono in lui:

  1. Lo nasconde. Il tesoro-Gesù ce l’ha nel cuore e nella mente, l’ha trovato. È il cambio interiore.
  2. Va, pieno di gioia. La gioia del tesoro si vede, gli atteggiamenti cambiano, la prospettiva di vita cambia. È il cambio esteriore.
  3. Vende tutti i suoi averi. Quanto prima possedeva, cambia di valore e tutto viene orientato nella prospettiva del tesoro. È il cambio delle abitudini.
  4. Compra quel campo. Non si compra il tesoro, forse non è nemmeno comprabile o vendibile, come qualcuno ha anche pensato. Si investe sul campo-comunità. È il cambio di vita.

Incontrare Gesù è talmente bello e sconvolgente che niente rimane come prima ma tutto entra in un processo, uno sviluppo, una continua conversione. Si cambia interiormente, esteriormente, cambiano le abitudini, fino a che cambia tutta la vita e ci si trova a vivere tra amici. Le difficoltà si superano perché nel campo c’è il tesoro.

Viviamo un tempo storicamente da fantascienza (pandemia da coronavirus) ed abbiamo l’opportunità di riflettere sul nostro tesoro-campo. Qual è il mio tesoro? Il mio campo?

Se Gesù è il mio tesoro, che cambiamento ha portato in me, a quale di questi 4 cambi posso essere giunto? Vale la pena arrivare fino in fondo, al cambio di vita.

Se Gesù non è il mio tesoro, può comunque esserlo, qualcuno che mi ci conduca o che me lo testimoni sicuramente c’è. Sono disponibile?

La parabola del tesoro nel campo è la mia preferita perché è quella che più immediatamente e semplicemente mi dice che nella realtà della vita “uomo-tesoro-campo” è una unità: io col mio tesoro-Gesù nel mio campo-comunità.

 

(nella Koinonia Giovanni Battista Corte Gesia sei il benvenuto)

 

Di questo voi siete testimoni

Di questo voi siete testimoni” (Lc 24,48).

Apostoli e discepoli sono in casa per paura delle conseguenze che ci possono essere dopo la morte-esecuzione-crocifissione di Gesù. Non si tratta del coronavirus, ma ugualmente sono in un domicilio forzato a causa delle circostanze. In questo un po’ ci assomigliamo.

Gesù risorto non li chiama fuori, ma entra da loro, sta con loro, toglie loro i dubbi, mostra loro i segni della passione, mangia con loro, racconta loro che le scritture con la sua morte e risurrezione si sono realizzate e che di tutto questo loro sono testimoni, nonostante la loro paura.

L’episodio si conclude con Gesù che li esorta a rimane in città, in casa, finché non saranno rivestiti di potenza dall’alto cioè finché non riceveranno lo Spirito Santo (cf Lc 24,36-49).

Volendo ricercare l’assomiglianza con la nostra situazione contingente di dover rimanere chiusi in casa per l’emergenza sanitaria, comprendo che Gesù sta facendo lo stesso con noi: entra nelle nostre case, sta con noi, ci racconta le scritture, ci ricorda le promesse della bibbia e ci conferma nell’essere suoi testimoni per averlo incontrato quale Cristo risorto!

È un’opportunità di questo tempo: riscoprire la nostra casa come chiesa domestica: attraverso le iniziative social della Koinonia Giovanni Battista, Gesù entra e sta con noi e… ci conferma testimoni. Certo non si può prescindere dal ritrovarci come popolo e preghiamo e speriamo che i nostri incontri riprendano quanto prima, magari con le attenzioni necessarie, ma in questo tempo impariamo ad accogliere la distanza che ci avvicina e ci ricorda che della resurrezione di Gesù noi siamo testimoni.

Lo Spirito Santo ci darà la potenza dall’alto.

 

(nella Koinonia Giovanni Battista Corte Gesia sei il benvenuto)

 

Pasqua… in Galilea

“[Gesù] È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete” (Mt 28,7)

Pasqua 2020 nel tempo del coronavirus, nel tempo del domicilio forzato.

Tutta questa quaresima si contraddistingue per la concomitanza delle disposizioni in base all’emergenza sanitaria, almeno inizialmente in Italia coi vari DPCM (Decreto Presidenziale del Consiglio dei Ministri), ma poi diffusosi in tutto il mondo.

La citazione riportata, tratta dal vangelo di Matteo, quest’anno mi risuona in un modo diverso dal solito: “Gesù è risorto, ma per vederlo devi andare in Galilea, là ti precede”.

Io devo rimanere in casa, ma per vedere Gesù risorto mi devo spostare in Galilea perché là mi precede. Non potendomi spostare fisicamente, mi domando se la Galilea, metaforicamente intesa, sia un luogo geografico o (almeno in questa circostanza) un luogo spirituale, interiore, esistenziale. Necessariamente devo escludere la prima interpretazione e risolvere la seconda o almeno provarci.

La Galilea (geografia) è stata la regione della vita di Gesù, soprattutto della sua vita pubblica. In Galilea Gesù ha predicato, ha compiuto segni e prodigi e ha fatto comunità: parola, segno, comunità ovvero kerigma, karisma, koinonia. La Galilea è il luogo dell’esperienza di Gesù vivo e operante. Ora Gesù risorto mi precede in Galilea e se voglio vederlo mi devo recare là.

Risolvo la questione della mia Galilea, quale luogo interiore, come il luogo della mia identità, dei miei valori, della mia dignità. Questa soluzione mi apre ad una grande gioia, se oggi non posso muovermi e devo rimanere in un domicilio forzato, anche in questa Pasqua, ho però la possibilità di entrare in me stesso, riscoprire la mia Galilea interiore, la mia identità spirituale e potermi incontrare con Gesù: ascoltando la sua parola (kerigma), nella potenza del suo Santo Spirito (karisma) e in un modo nuovo di fare comunità (koinonia).

“Signore Gesù, attirami nella mia Galilea, nell’intimo della mia coscienza dove sei vivo ed operante, voglio vederti e vivere una nuova esperienza del tuo amore, nonostante l’emergenza. Mi incammino in questa Galilea spirituale per incontrarmi con te: parola-segno-comunità, kerigma-karisma-koinonia”.

 

Mai come in questo tempo abbiamo bisogno di vivere la Pasqua, l’esperienza della risurrezione di Gesù nell’intimo della nostra Galilea.

 

Buona Pasqua.

 

(nella Koinonia Giovanni Battista Corte Gesia sei il benvenuto)

 

La gioia della Salvezza

Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso.” (Sal 51,14)

Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,10-12)

L’uomo è creato per essere felice, per vivere la pienezza della gioia.

Ma di quale gioia?

Davide, il re Davide, a fronte della tristezza causata dal peccato commesso, comprende che niente e nessuno, in questa vita terrena, gli può più dare la gioia.

Ecco la petizione del salmo; rivolto a Dio Padre, innalza la supplica:

Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso” (Sal 51,14).

Come dire: nella mia situazione drammatica, triste, disperata… donami generosamente una nuova speranza, la speranza di una gioia che non può essere tolta da niente e nessuno: la gioia della salvezza.

La preghiera di Davide è stata esaudita?

Non so se e quanto Davide abbia vissuto l’anelata esperienza; ciò che colgo è che in quella preghiera, c’era anche la mia. La preghiera di Davide è la preghiera dell’uomo, è la preghiera del popolo, è la preghiera dell’umanità. In questa prospettiva storico-escatologica, dico che la preghiera di Davide è stata esaudita.

Circa 1.000 anni dopo, l’annuncio dell’Angelo ai pastori di Betlemme:

Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,10-11).

Nasce Gesù, il Salvatore, il Cristo, fonte e fine della Gioia, la Gioia della Salvezza.

Gesù, il figlio di Davide. Oggi mi piace pensare che Gesù, in qualche modo, è “figlio” di quella preghiera di Davide, preso dalla tristezza e disperazione, esaudito nella Gioia e Speranza.

Gesù è la risposta alla preghiera di Davide,

Gesù è la risposta alla mia preghiera,

Gesù è la risposta alla preghiera dell’uomo,

Gesù è la risposta alla tua preghiera.

Se qualcosa o qualcuno può rubarti (o lo ha già fatto) la gioia e se niente e nessuno attorno a te la può ridare, sappi che l’amore di Dio ti è venuto incontro per darti una Nuova Gioia che niente e nessuno potrà più toglierti (a meno che tu non lo voglia): la Salvezza.

La Salvezza è lo stato di Grazia, impossibile per l’uomo, ma possibile per Dio, voluto da Dio, per rimettere l’uomo in comunione con Lui, proiettato verso la Vita Eterna, per sempre.

La Salvezza è la risposta alle nostre preghiere.

 

Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12).

“Mangiatoia”, deriva dal latino “presepe”, da qui, il resto del simbolo natalizio si spiega.

Abbiamo un segno della Salvezza: è questo Natale; accogli Gesù, se vuoi “guardalo” nel segno del presepio, ma quello che conta è di accoglierlo: Gesù fammi vivere l’Amore.

Lo dico a me prima che a te: aggrappiamoci a quella gioia che il mondo non ci può dare, ma che nemmeno ci può togliere (a meno che non lo vogliamo): Gesù, il figlio di Davide.

Buon Natale!

(nella Koinonia Giovanni Battista Corte Gesia sei il benvenuto)

Il vestigio di Dio

Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute.” (Rm 1,20)

 

Dio è all’opera, Dio è il Creatore, creatore in vista dell’uomo, per l’uomo, dell’uomo.

Gesù è all’opera, Gesù è il Salvatore, salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini.

Lo Spirito Santo è all’opera, lo Spirito Santo è il Consolatore, consolatore del cuore dell’uomo per riportarlo a Dio.

L’uomo è l’unico essere in questa terra razionale-sociale-spirituale: in quanto razionale pensa; in quanto sociale dialoga; in quanto spirituale vuole andare oltre.

L’uomo è fatto per incontrarsi con Dio, con Gesù, con lo Spirito Santo. Tutto il creato, con le sue meraviglie è il vestigio di Dio, l’impronta di Dio. Ammirando il creato l’uomo intuisce Dio.

Ma Dio non si accontenta di essere intuito, vuole rivelarsi in Gesù ed essere presente attraverso il suo Spirito.

Dio ti ama, ti conosce, conosce la tua storia, il tuo bisogno e ti viene incontro.

Il creato suscita ammirazione, lasciati ammirare, cogli il vestigio di Dio, accogli Gesù nella tua vita, lasciati consolare dallo Spirito Santo.

Pensa a questa opportunità; se vuoi ne possiamo parlare; abbi il coraggio di andare oltre.

Dio è all’opera! Tu nei sei parte.

 

(nella Koinonia Giovanni Battista Corte Gesia sei il benvenuto)

 

Preghiera esaudita!

Ma l’angelo gli disse: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni.”” (Lc 1,13)

Un vecchio sacerdote, marito e senza figli, entra nel tempio per svolgere il suo ministero e… l’angelo gli annuncia che la sua preghiera è stata esaudita. Ti immagini la scena? Un vecchio sacerdote che serba nel cuore una preghiera: avere un figlio. Dato che era ormai anziano, una preghiera del genere sarebbe stato più ragionevole deporla nel cassetto dei sogni irrealizzati ed ormai irrealizzabili. Eppure, quel sacerdote, ricco di lustri, aveva ancora un cuore pregante anche contro l’inesorabilità della natura condizionata dal tempo. Finché… nel momento del suo servizio, nel luogo consacrato a Dio, la sua preghiera è stata esaudita.

È il miracolo del concepimento di Giovanni Battista. Zaccaria ed Elisabetta sterili (anche se nella Bibbia la sterilità è imputata solo ad Elisabetta) ma giusti. Nonostante il rotolo della vita avesse avvolto così tante stagioni da dirsi di Elisabetta “avanti negli anni”, Zaccaria nel suo cuore non smetteva di srotolare la sua preghiera, non smetteva di chiedere al Dio dell’impossibile. L’angelo Gabriele stesso glielo annuncia: “la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni”.

Giovanni che significa “Dio è favorevole”. È Dio stesso che dà il figlio, è Dio stesso che dà il nome… è la preghiera dell’uomo che si incontra col progetto di Dio e la preghiera-progetto diventa realtà.

Caro amico, qual è il sogno recondito, latente, serbato nel cuore che ancora brulica dento di te facendo riverberare tutto il tuo essere?

Non so quale sia il tuo, ma so qual è il mio! Insieme possiamo, ad esempio di Zaccaria, trasformarlo in preghiera (se ancora non lo abbiamo fatto), possiamo ancora servire il Signore (o cominciare a farlo se ancora non lo stiamo facendo) nel luogo dove Lui ci vuole (ammesso di saperlo).

La tua, la mia, la nostra preghiera sale a Dio ed è plasmata fino ad essere, per misericordia, adatta al progetto di Dio ed allora la preghiera-progetto diverrà realtà.

Non lasciamo che le sterilità della vita ci impediscano di sperare nella realizzazione dei sogni che si incontrano col progetto di Dio.

Dio è favorevole, Giovanni Battista può ancora essere il precursore di Gesù anche in questo nostro mondo, in questo nostro tempo.

Perseveriamo insieme finché… la preghiera è esaudita per poi continuare con maggiore entusiasmo.

 

(nella Koinonia Giovanni Battista Corte Gesia sei il benvenuto)

 

Il Sole di Giustizia

Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia e voi uscirete saltellanti…” (Ml 3,20)

L’attesa del messaggero è significativa di una bella notizia sperata.

Forse oggi, in un’epoca pregna di messaggi e di “bad news”, l’attesa del messaggero appare come fuori moda. Ciò nonostante, nella tempesta quotidiana, nel grigiore della ruotine stressante, una bella notizia ci cambia o per lo meno ci fa piacere, suscitando una certa gioia.

Il capitolo 3 del profeta Malachia annuncia la promessa di un messaggero il quale preparerà la strada per la venuta del Signore. Di lì a poco, Giovanni Battista preparerà la strada a Gesù e la storia comincerà a cambiare.

Gesù è il Sole di Giustizia che è sorto definitivamente per tutti, ma che sorge puntualmente lì dove un cuore è disponibile ad accoglierlo.

Gesù è il Sole di Giustizia. È il Sole, una metafora ad indicare che non c’è ambito di vita dove Gesù non si possa manifestare. Di Giustizia in quanto mette ordine, soprattutto nelle relazioni: con se stessi, con Dio, con gli altri e con il mondo.

Amico lasciati raggiungere dai raggi benefici del Sole di Giustizia, il Sole è sorto, i suoi raggi possono raggiungerti, apri il tuo cuore a Gesù.

Prendi la Bibbia, cerca in essa il libro del profeta Malachia, situato alla fine dell’AT, proclamane il capitolo 3 e apriti alla benedizione in esso contenuta.

Oggi c’è una “Good News” per te: “sorge per te il Sole di Giustizia con i suoi raggi benefici”.

 

(nella Koinonia Giovanni Battista Corte Gesia sei il benvenuto)

Legare e sciogliere

…tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.” (Mt 18,18)

 

“Chi è il più grande nel regno dei Cieli?” …chiedono i discepoli a Gesù il quale, chiamando a sé un bambino, deduce la risposta del versetto riportato.

Chi è il più grande in questo o in quell’ambito, arte, disciplina? È una domanda per la quale la risposta è dettata dagli apprezzamenti o dai risultati, ma non è la domanda in questione.

“Chi è il più grande nel regno dei Cieli?” sembra una domanda sulla riuscita della vita la quale rimanda ad una risposta che trascende questa vita terrena; una domanda che forse ci dovremmo porre un po’ più spesso.

“Chi è il più grande…?”, qual è quel modello ideale di vita che, imitato, fa sì che la vita riesca, tanto da “meritare” il regno dei Cieli?

Gesù chiama a sé un bambino ed elabora la risposta di una attualità stupefacente. Il bambino richiama alla conversione dallo scandalo alla carità. È grande colui che vuole convertirsi, che vuole passare dallo scandalo, che è originato sempre da un egoismo di fondo che prevarica sull’altro, alla carità, generata sempre da una generosità di fondo che cerca il bene dell’altro. È grande colui che ama e questo, dalla risposta di Gesù, si attua con il legare e lo sciogliere.

Legare sulla terra perché sia legato in cielo, per la vita eterna. Ogni vincolo d’amore che riusciamo ad instaurare con qualcuno è un legame di bene, di buono, di bello che arricchisce questa vita rendendola meritevole di essere vissuta fino in fondo. È la vita buona che costruisce la comunità buona.

Sciogliere sulla terra perché sia sciolto in cielo, per la vita eterna. Ogni vincolo d’odio che riusciamo a rompere con qualcuno è una testimonianza di libertà che rilancia la vita facendo il primo passo. È il perdono che costruisce la comunità buona.

Legare (con la carità) e sciogliere (col perdono) è ciò che rende grande un uomo, sia in questa vita, che nella vita eterna.

Il più grande è colui che più sa legare e più sa sciogliere. Il più grande è Gesù e noi, imitandolo, possiamo essere grandi vivendo una vita buona, che vale la pena di essere vissuta.

 

(nella Koinonia Giovanni Battista Corte Gesia sei il benvenuto)

 

La Promessa Mantenuta

“Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.” (Is 52,13)

“…Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.” (Mt 27,50)

“Non è qui [nel sepolcro vuoto], è risorto…” (Lc 24,6)

“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura…” (Mc 15,16)

“…se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede…” (1Co 15,17)

 

Gesù è la promessa mantenuta.

Dio Padre ha promesso, solo il Verbo-Logos, solo la Parola di Dio fattasi carne poteva salvarci: toglierci da una vita, più o meno drammatica, fine a sé stessa e metterci nell’esperienza della vita eterna fin da ora.

Lo ha promesso, per esempio attraverso il profeta Isaia circa 7 secoli prima di Cristo (Is 52,13).

Lo ha attuato con un amore pieno, totale, dato-sacrificato e definitivo: Gesù, Dio Figlio, lo ha accolto, si è fatto peccato consegnandosi alla Passione (Mt 27,50).

Lo ha annunciato, per esempio con l’annuncio degli Angeli alle donne al sepolcro (Lc 24,6).

Ha mandato a proclamarlo, attraverso l’evangelizzazione supportata da Dio Spirito Santo (Mc 15,16).

A Gesù ci ha definitivamente e liberamente legati, diversamente tutto sarebbe vano (1Co 15,17).

 

Dio ti ama, oggi Dio ti ama. Lasciati amare da Lui.

Gesù è la promessa mantenuta, oggi Gesù è la promessa mantenuta per te. Accoglilo nel tuo cuore.

Lo Spirito Santo trasforma la vita, oggi lo Spirito Santo può trasformare la tua vita. Apriti alla sua azione.

L’uomo non è più solo, oggi per te c’è una comunità nella quale vivere l’esperienza di Salvezza.

Tutto questo è la Pasqua.

Buon Triduo Pasquale e buona Pasqua di Risurrezione.

 

(nella Koinonia Giovanni Battista Corte Gesia sei il benvenuto)